Intervista a Franco Ariaudo

 

Quando hai iniziato la tua attività artistica?

I primi miei lavori artistici ai quali credo si possa dare un senso, o che per lo meno possano essere definiti tali risalgono al ’98-’99, o giù di lì. Ma diciamo che una ricerca vera e propria (se per “ricerca” si intende una serie di opere riconducibili ad un discorso univoco) è cominciata solo qualche hanno dopo, 2001-2002.

Come definiresti il tuo lavoro?

Attuale, attento ai cambiamenti in atto.

Con quali materiali e tecniche preferisci esprimerti? Operi in altri ambiti espressivi?

All’inizio i miei lavori erano risolti in forma pittorica, quasi sempre su supporto ligneo con l’ausilio di materiali di svariata specie, (vernici industriali, pvc, metalli,…). Spesso poi la “pittura” prendeva volume e la materia inspessita diventava scultura, trovando la terza dimensione fuori dal quadro. Ora realizzo per lo più installazioni site specific, e la scelta dei materiali cambia all’occorrenza: dall’oggetto, alla stampa digitale su alluminio, alla fonte luminosa, all’utilizzo delle cosiddette “nuove tecnologie”.

Chi o cosa ha influenzato la tua arte?

gli incontri…
quando avevo 12-13 anni un amico di famiglia, un artista della mia zona, pur inconsapevolmente mi folgorò con delle immagini delle sue opere di allora. Non mi davo pace chiedendomi che tipo di potere potesse avere quest’uomo da permettergli di realizzare tali “oggetti” che gli altri adulti che mi circondavano non sapevano spiegarmi e che non servivano a nulla se non a se stessi. Poi a Genova, nel ‘92, gli stessi oggetti venivano scaricati da un camion da altri adulti che indossavano guanti bianchi, che li disponevano in una grande sala e gli puntavano le luci contro. Lì capii la funzione di quegli oggetti, quella di far provare emozioni a chi li guardava. Poi negli anni ho incontrato un sacco di gente, diversi insegnanti, ma considero quell’artista il mio vero Maestro, anche se non ho ricordi di lui che si cimentasse a spiegarmi alcunché, ma a forza di non detti ho affinato una sensibilità, e imparato a calarmi in quel che vedevo, senza bisogno di didascalie.

Un altro incontro importante è stato col racconto “Cattedrale”, di Raymond Carver, la storia di un uomo in compagnia di un amico cieco della moglie venuto in visita, il divano, la tv accesa dopo la cena e la moglie addormentata in vestaglia. Il racconto di come una cattedrale apparsa in televisione è “narrata” dal vedente al non vedente, disegnando, seduti uno accanto all’altro, mano nella mano sulla stessa matita. Penso che la funzione della pittura, dell’arte, abbia a che fare con questo, far assorbire informazioni, emozioni per capillarità.
“Cattedrale” è un racconto che tutti i pittori dovrebbero essere obbligati a leggere.

Lavori in uno studio? Come organizzi di solito il tuo lavoro?

Ultimamente funziona così:
Penso, penso, penso, penso…
poi quando sono sicuro faccio un bozzetto o due e scrivo un testo.
E se poi capita l’occasione realizzo l’opera.
Il mio studio è la stanza che confina con la camera nella quale mi sveglio ogni mattina e che quando c’è gente si trasforma in sala da pranzo.

Segui la scena artistica contemporanea? Hai contatti, collabori anche con altri artisti?

Vivo a Torino e cerco di vedere tutto quel che succede qui in quanto ad arte contemporanea, talvolta mi spingo anche fuori.

Con Domenico Olivero ed Eliana Deborah Langiu abbiamo dato vita al Collettivo Ubique, dove progetti comuni prendono forma di happening e performance.

Una tua personale opinione sulla situazione artistica cuneese.

Io non vivo a Cuneo da qualche anno, ed a Cuneo ci ho abitato per poco, essendo cresciuto vicino Centallo ed avendo studiato fuori, quindi conosco poco la realtà del territorio. Per quanto ne so, credo che se escludiamo il discorso Zooart, la “scena artistica” cuneese sia composta da diversi artisti, alcuni anche molto validi, ma pochissime iniziative, e quando ci sono difficilmente vengono avvertite fuori dal contesto cittadino.

Quali sono i tuoi interessi oltre alla tua attività artistica?

La musica (non tutta), la pipa e i tabacchi.

Progetti futuri

mmm….comprare una videocamera su e-bay a non più di 30 euro e filmare il sole in un giorno d’estate fino a bruciarla.
Questo per quel che concerne il mio lavoro individuale, mentre il Collettivo Ubique sta lavorando a diversi progetti, soprattutto esterni.

Dove si possono vedere i tuoi lavori? Hai un sito internet o un blog?

www.francoariaudo.com
www.biloftcellar.blogspot.com


 



 

Non occorre uccidere per sentirsi protetti – There’s no need to kill for people to feel safe (zanzariera conica da letto+lampada insetticida), 2009


catalogo di franco ariaudo (file pdf 5,8mb)< 


catalogo collettivo ubique (file pdf 0,789kb)<



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