Paola Rattazzi e Rosie Zürn in mostra a Pontechianale


Paola Rattazzi – Rosie Zürn

Il filo dellesistenza(Der Faden der Existenz)


4 – 25 agosto 2013

Inagurazione: Sabato 3 Agosto, ore 16,00


MUSEO DEL MOBILE DELL’ALTA VALLE VARAITA

E DELLA TRADIZIONE CULTURALE ALPINA DI CASTELPONTE

Antica Strada Casteldelfino-Chianale

Frazione Castello, 53 – 12020 PONTECHIANALE (CN)



rattazzi-zurn-Invito Inaugurazione



PONTECHIANALE: Riprende, con una mostra di arte contemporanea, l’attività culturale del Museo del Mobile dell’Alta Valle Varaita, un piccolo, quanto suggestivo spazio espositivo, ricavato all’interno di una tipica dimora alpina d’epoca, a Castello di Pontechianale (m. 1603 s.l.m.) nell’alta Valle Varaita, diretto da Celeste Ruà.

Protagoniste, dal 4 Agosto, una trentina di opere tra dipinti e sculture di Paola Rattazzi eRosie Zürn, in una mostra curata da Paolo Infossi:Il filo dellesistenza(Der Faden der Existenz).

Sin dai tempi più remoti, il filo e la tessitura, avevano assunto molteplici significati, di natura anche squisitamente simbolica. In effetti, già nell’antica tradizione filosofica indiana il “filo” collegava questo, con l’altro mondo e con tutti gli esseri e, per entrare in sintonia con il “centro” dell’universo, con la luce, identificabile, talvolta, anche con il sole, era indispensabile seguirne la traccia.

Il filo rappresenta quindi il legame esistente fra i vari livelli cosmici: terreno e sovrannaturale, ma anche psicologici: conscio, inconscio o subconscio. Il filo dell’ordito collega, fra loro, i mondi e gli stadi, mentre lo sviluppo temporale, è rappre­sentato dalla trama.

L’arte della tessitura divenne un nobile atto creativo, manufatti nei quali si potevano interpretare i simboli della fecondità, ad esempio, o la rappresentazione dei campi coltivati. Un simbolismo che si collega a vari miti, come quelli di Penelope o di Arianna. Nel labirinto, è il filo di Arianna che consente di uscire dal mondo delle tenebre, per ritornare alla luce.

Anche le Parche sono state spesso protagoniste nella pittura; tessono il filo, determinandone la lunghezza, lo allungano e lo tagliano, troncandolo definitivamente. E’ il concetto del destino individuale, ma anche un monito: ricordarci dell’inconsistenza temporale di questo breve tragitto terreno. Un percorso che dovrebbe tener conto, piuttosto, di una visione più intimistica, più spirituale.

Il simbolismo del filo può essere quindi agevolmente rappresentato, secondo il filosofo René J. Guénon, dal mezzo che: «… collega tutti gli stadi dell’esistenza, fra loro e al loro Principio… ».

Il segno tracciato dall’artista è un’antologia che raccoglie frammenti autobiografici, narrazioni intermittenti, nostalgie di attimi. E’ il filo saldo della sua presenza, la testimonianza della sua evoluzione; la trama nella quale sono andate a confondersi, stratificarsi, tutte le sue esperienze.

Così, il filo d’acciaio ridisegna i contorni delle figure di Rosie Zürn, sino a completarne le forme, ricollegandosi idealmente al principio. Paola Rattazzi, manifesta invece la sua innocente percezione dell’esistenza, sviluppandola nei contenuti simbolici e nel delicato intreccio delle trame di fili annodati.

Rosie Zürn realizza le sue sculture con poche linee continue in filo di ferro da armatura, giocando con il contrasto tridimensionale ottenuto tra il materiale grezzo e l’essenzialità dell’esile profilo della figura.

L’artista di Stoccarda riduce le immagini al loro contorno, con un minimalismo dinamico delle forme, unendo alla durezza del metallo, calore e dolcezza, restituendoci sculture leggere e trasparenti. Le sue sagome, in grandezza naturale, creano un interscambio tra superfici piatte e plasticità, tra astrazione e arte figurativa concreta.

L’aria diviene assoluta protagonista all’interno delle sue sculture, che conservano intatta l’energia costruttiva e la leggerezza statica.

Sculture aeree, che nascono da un armonico equilibrio tra pensiero e materia, come per i disegni di grandi dimensioni, tecniche miste con interventi di combustione su carta, che trasmettono esemplarmente, con la medesima coerenza, l’intensità dell’immagine.

Ricerca e gestualità dell’azione per esprimere con gli elementi essenziali, il tema dell’esistenzialismo descritto in sensuali e plastiche forme che sembrano conservare un contatto diretto con la realtà contemporanea.

Il filo di un percorso che si materializza, tracciando il profilo di un’umanità piuttosto complessa.

Paola Rattazzi si è trovata spesso ad affrontare il tema della memoria e la locuzione Tra.me (che vuol essere anche: Tra di me) è il titolo del suo più recente ciclo artistico. Un fantastico viaggio alla ricerca dei valori più importanti: il collegamento con le origini, le radici, la memoria.

Al centro del suo progetto ha inserito un’installazione che rappresenta un albero. Paola sembra conferire agli alberi un significato molto particolare. Un senso di sicurezza e protezione, di forti legami, probabilmente anche il senso più profondo dell’esistenza. L’albero è anche famiglia, ed è radicamento alla terra, è appartenenza ed è casa. Un luogo inteso non soltanto come spazio fisico, ma anche come spazio mentale. Un albero dal quale penzolano dolcemente piccole cornici e indelebili messaggi, collegati da un esile filo. Cornici vuote, come delimitazione fisica di soggetti che vivono nella nostra memoria.

Il filo e la trama, sono un motivo ricorrente nei suoi quadri, come nelle sculture, realizzate con materiali di recupero. Nuvole di tulle e fili intrecciati, raccolti all’interno di vecchie cornici: fiorellini bianchi, impalpabili ed ondulanti, pallidi come i colori sbiaditi della memoria.

Un’intimistica visione della natura e del paesaggio, forme ricamate con morbide trame di linee accostate, o singoli tratti, essenziali, tracciati accanto ad altri minuscoli segni. Colline, dolci declivi, alberi, tenere creazioni fiore-albero in ascensione verso il cielo. Foglie caduche che volteggiano, evocando il ciclo della continua evoluzione: «… Foglie come messaggi da decifrare, cortecce su cui rileggere la nostra storia … ».



Dal 4 al 25 Agosto 2013

dalle ore 16,00 alle ore 19,00

(Chiuso il lunedì)

Visite guidate e gruppi, anche in altri orari, su prenotazione

Inagurazione: Sabato 3 Agosto, ore 16,00

Ingresso gratuito

 

Info: museodelmobile@tiscali.it – (349) 1466050






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