Andrea Quaranta in mostra alla Fondazione Casa Delfino di Cuneo

ANDREA QUARANTA

“IDIOMATICA”

 

4-21 aprile 2014

Inaugurazione venerdì 4 aprile ore 18*

 

Fondazione Casa Delfino

corso Nizza 2 – Cuneo

 

www.fondazionedelfino.it

 

andreaquaranta-idiomatica-pieghevole.pdf

a40idiomatica

Non più che in brezze ragna, o filigrana

dubbiamente filmata in echi e luci

sia il tuo schivarti, penna, e l’inchinarti…

Non sia peso nei rai che da te emanano

prescrivendo e secando; a te riduci

segno, te stesso, e le tue labili arti.

(Andrea Zanzotto, “Ipersonetto”, 1978)

 

Trascrittore di visioni spinte – oltre la pura percezione fisica – verso orizzonti che ribaltano ogni storico antropocentrismo, Andrea Quaranta è autore che ammette e rivendica modelli e suggestioni formative che hanno, in ultima analisi, il vantaggio di creare in lui una consapevolezza rara, grandemente apprezzabile. Quest’ultima si è fatta portatrice – nell’artista – di pensiero profondo e di vocazionale autocritica. Ciò basti per separarlo del tutto dall’atteggiamento egoico e sterilmente autoaffermativo oggi diffuso nella quasi totalità degli operatori d’arte.

Il maestro e amico Antonio Carena così si è espresso nei suoi confronti col linguaggio inconfondibile di un artista grande ma eccentrico rispetto al milieu culturale in cui si è trovato ad agire: Motivo fulcrante del nostro è un “paesaggiare” situato a randa dalla zoccolatura intellettuale del “similista della naturalità” onde evidenziare un travisamento fabbricativo d’ebbrietudini illimpidite da epifaniche luccicanze afferenti a gradi calore di ecale romanticità.

L’indifferenza nel porre l’uomo al centro di un reale inteso come unico referente possibile di spazio e tempo non significa affatto, in Andrea, il ripudio di un istintivo narcisismo avvertito quale passaggio obbligato all’illusorietà del vivere, specchio ineludibile di separazione tra senso (vista) e suo fantasma.Sin dagli anni Novanta l’autore ha cercato senza posa di scavare e sezionare il tema “paesaggio” (così egli titolava i lavori di quel periodo) arrivando ad uno stravolgimento lirico e semantico dell’assunto iniziale; a quel punto stratificazioni e vortici cromatici parevano assestarsi, in modo che si sarebbe detto automatico, all’interno dell’immagine dove la materia pittorica attingeva esiti imprevisti e, usando un termine dello stesso artista, inverosimili.

È ostico, oggi come ieri, parlare di paesaggio senza incorrere in banali fraintendimenti. Il fatto è che, in Andrea Quaranta, la nozione paesistica si palesa da sempre come metafora di un avvenuto distacco uomo/natura per sconfinare oltre quella mobile traccia che divide terra e cielo.

L’approdo alle più recenti opere, improntate a una definizione materica e oggettuale della pittura, non cancellano affatto un neoromanticismo di cifra nordica che sembra appartenere profondamente all’artista: la sua azione creativa gli somiglia in tutto e per tutto e la tensione percettiva verso la dimensione dell’infinità è pienamente testimoniata dagli attuali lavori di grande dimensione. Qui Andrea si cimenta con una rilettura prospettica assolutamente inconsueta, dove cieli dalle nubi incandescenti o fiori, che si direbbero da “carta da parati” anni Settanta, si fanno sfondo di un “nero” protagonista di cosmiche impronte, orme di misteriosi passaggi.

In fondo l’autore ci restituisce, a suo modo, un’Arcadia ritrovata, psichica e interiore, una nostalgica età dell’oro nella quale, parafrasando Zanzotto, ciò che chiamiamo “paesaggio” è “un’immensa offerta” per ogni poeta, “unico filtro del vero”.

Anche il silenzio che accompagna queste visioni tende a comporsi in un vero e proprio sistema di pensiero, alla ricerca di un’armonia superiore e compiuta: silenzio come necessario interludio tra due mondi irriducibili di cui il cielo è simbolo supremo.

Andrea può tornare oggi a considerare le sue fonti ispiratrici e a riflettere sul fatto che “il cielo non esiste, è una mia invenzione” (Carena) o sull’impadronirsi, quasi attraverso una biblica lotta angelica, del cielo come luogo di aria e luce, cioè giocare la partita – mai chiusa – tra umano e ultraterreno.

Ida Isoardi

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*ORARI VISITE
dalle 17.00 alle 19.00
O su appuntamento, telefonare a
3473691831
PER INFORMAZIONI:
info@fondazionedelfino.it
www. fondazionedelfino.it
Tel. +39.0171.695600
Fax +39.0171.600142

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