Architettura tradizionale alpina in Valle Maira. Mostra fotografica a Dronero


Architettura tradizionale alpina in Valle Maira

Dall’archivio fotografico dell’ing. Luigi Massimo

Mostra Fotografica al organizzata dal Gruppo Fotografico FotoSlow Val Maira


5 luglio – 30 agosto 2014
Inaugurazione Sabato 5 luglio – ore 10.00

la mostra sarà visitabile tutti i sabati mattina


Mulino della riviera – Dronero





dronerogiugno-volantino_fotoslow



La Val Maira non è una valle diversa dalle altre solo per la sua conformazione ruvida e selvaggia, per la strada tortuosa, chiusa e senza valichi, o per la bellezza straordinaria di certi suoi scenari, come hanno iniziato a scoprire negli ultimi anni i turisti, spesso stranieri. La Val Maira è diversa anche per la sua storia, che a cavallo del 1400 vide i suoi dodici comuni più alti conoscere un periodo di libertà e quasi indipendenza: organizzati secondo propri statuti, retti da consoli e sindaci eletti da congregazioni di capi casa secondo criteri democratici molto avanzati, anticipavano di secoli nazioni considerate patria del regime democratico. In questo periodo la valle godette di un notevole sviluppo, e forse non a caso a tale periodo appartengono tutte le sue migliori opere artistiche. Successivamente, terminata la parentesi di indipendenza e di ricchezza, essa andò incontro a secoli di povertà e miseria che preservarono sostanzialmente inalterato, fino alla seconda metà del ‘900, il carattere tardo medioevale dei suoi villaggi. In quegli anni si passò improvvisamente all’epoca moderna, con la distruzione di gran parte di un patrimonio architettonico, storico e artistico che ci era stato consegnato quasi intatto dai secoli. Questa perdita è avvenuta per il crollo degli edifici abbandonati a seguito dello spopolamento della montagna, per ignoranza, incuria o per restauri criminosi che li hanno amputati o snaturati. Nel caso delle opere d’arte a tutto ciò si sono purtroppo spesso aggiunti furti o delittuose vendite.
In tale contesto, a partire dai primi anni ’70, l’ing. Luigi Massimo ha iniziato a documentare fotograficamente e in modo sistematico gli elementi architettonici e artistici più interessanti ancora esistenti, non solo della Valle Maira, ma più in generale delle valli del Piemonte sud occidentale e della Provenza, per fissare almeno la testimonianza di un patrimonio originario che vedeva perdersi di anno in anno in maniera irreversibile. Sono stati analizzati non solo le opere d’arte ma anche i particolari architettonici più interessanti e le peculiarità degli edifici alpini di queste zone: colonne rotonde in muratura, colonne monolitiche in pietra, têtes coupées, antichi fregi scolpiti di origine medievale, finestre bifore o monofore in pietra, affreschi, camere sospese, facciate a vela, portali in pietra, balconi, fienili, scivoli di accesso, colombaie, blockbau… Molti di questi particolari trasmettono il fascino misterioso di qualcosa che si perde in epoche lontane e oscure.
L’importanza di questa instancabile ricerca non è però limitata al solo aspetto architettonico, avendo un valore ancora maggiore in considerazione del fatto che, nel caso della civiltà rurale alpina, sono rari i documenti scritti che parlano del passato e l’architettura rappresenta una delle poche testimonianze esistenti. La casa non era infatti concepita unicamente in funzione delle condizioni ambientali e dei materiali disponibili, ma era anche influenzata dalle abitudini e dalle tradizioni locali, elementi che non sempre si ritrovano negli edifici dopo un restauro, dove per semplicità o per mancanza di sensibilità spesso si opera modificando irrimediabilmente. In futuro un ulteriore colpo di grazia potrebbe arrivare dalle nuove norme antisismiche e dalle prescrizioni sulle certificazioni energetiche, che in molti casi spingono verso interventi pesanti o radicali rifacimenti delle strutture.
La riscoperta delle nostre montagne è un fatto positivo, ma sarebbe importante saperlo coniugare con la storia e con la cultura locale: se avremo un giorno solo case reinventate, con tetti in lose identiche e perfettamente squadrate, muri di cemento rivestiti con pietre tagliate venute da fuori e balconi finti con i fiori rossi alle finestre, avremo perso molto del nostro passato. Queste serene borgate ricostruite potranno anche essere piacevoli all’occhio, ma nulla avranno a che fare con la nostra storia, potendosi trovare qui come in una qualunque altra regione di montagna. Per questo l’archivio dell’ing. Massimo è importante, perché è memoria messa in salvo. Per questo è un dono lasciato in eredità alle generazioni future.

Giorgio Ioshi Rivoira






Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...