La pelle della terra. Luigi Mainolfi. Opere dal 1969 al 2014

mainolfi filatoio caraglio cuneo

Sabato 13 settembre alle ore 17, presso il Filatoio di Caraglio (via Matteotti, 40), avrà luogo l’inaugurazione de “La pelle della terra. Luigi Mainolfi. Opere dal 1969 al 2014”, mostra a cura di Alessandro Carrer e Marisa Vescovo. L’evento è promosso dall’associazione culturale Marcovaldo, con il sostegno della Regione Piemonte, della Compagnia di San Paolo e della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, in collaborazione con il Comune di Caraglio e della Fondazione Il Filatoio. L’esposizione resterà aperta al pubblico fino al 16 novembre dal giovedì al sabato dalle ore 14,30 alle 19,  a domenica e i festivi dalle 10 alle 19. Sono previste aperture su prenotazione per scuole e gruppi.

Le opere di Luigi Mainolfi rimandano da sempre alle origini, siano esse storiche, geografiche o culturali; origini che producono una diretta corrispondenza tra narrazione personale e mondo, tra io dell’artista e io della terra. Torinese d’adozione ma campano di nascita, Luigi Mainolfi ama definirsi uno scultore caudino, a sancire un legami indissolubile con la sua terra. La mostra che apre al Filatoio di Caraglio non segue un percorso lineare ma presenta, insieme, lavori storici e recenti, a coprire un arco di oltre quarant’anni di carriera, dalle opere a più stretta matrice concettuale, legate al corpo e al gesto, alle grandi terrecotte e ai metalli che rimandano e risalgono l’intero percorso teorico e plastico della Scultura.

Osservato e letto nel suo insieme, il progetto espositivo richiama i grandi temi affrontati dall’artista nel corso degli anni e riporta al pensiero di una Grande Madre, una mediterranea dea-terra legata ad una remota condizione ctonia, situata in una posizione oscillante tra preistoria e storia, infanzia e maturità, silenzio, parola, suono. Mentre le mani dell’artista continuano a graffiare la materia, terrecotte, bronzi, acciai e marmi dicono del rapporto natura-cultura, di metamorfosi del corpo, di uomini e animali che condividono e amano la pelle del mondo, a tessere una lunga fiaba che si fa lentamente filosofia di natura.

Dopo una lunga e fruttuosa ricerca sul sé, sulla propria identità umana e artistica, che coincide con gli esordi e i primi dieci anni di attività, Mainolfi ha progressivamente messo nella sua ricerca, l’accento sull’impatto fisico e concettuale di una scultura che diviene simbolo e rinascita di una “propria” civiltà fondata sulla natura, sul vivente, sul mistero, e implicitamente contro la civiltà dell’immagine-spettacolo. Come ebbe a scrivere Marisa Vescovo nel 1982, e continua ad essere oggi, quello di Mainolfi “è un grande disegno che si rifa al concetto di esplosione, di gonfiore, alla necessità di insufflare respiro, energia vitale all’interno della materia, che solo così si fa scultura.

Una scultura giocata con pance d’un vento che non è di tempesta, ma produce refoli, vortici, sacche, precipizi che danno alle cose un senso continuo di greve vertigine”.

LUIGI MAINOLFI: LA VITA E LE OPERE DELL’ARTISTA

Luigi Mainolfi è nato nel 1948 a Rotondi (AV), in Valle Caudina.

Dopo gli studi di pittura all’Accademia di Belle Arti di Napoli si trasferisce a Torino nel 1973, attratto dal panorama culturale che negli anni Settanta rappresenta il centro dell’avanguardia artistica italiana.

I primi lavori, tra il 1972 ed il 1976, indagano il corpo e il gesto.

Nelle prime esposizioni-performance, presenta calchi del proprio corpo in gesso che lascia consumare nell’acqua (Cavriago, 1977) o fa precipitare dall’alto al suolo (La performance, Galleria Civica d’Arte Moderna, Bologna, 1977).

Questo è anche il periodo in cui si riappropria dell’aspetto teorico della scultura attraverso una serie di disegni accompagnati da scritti (MDLXIV, 1976). Tra il 1979 e il 1980 completa La Campana (Galleria Tucci Russo, Torino, 1981) e La Sovrana Inattualità (P.A.C., Milano, 1982).
Nel decennio che segue si impone con le sue grandi terrecotte, opere contenenti paesaggi e soggetti di ispirazione fiabesca, come Nascita di Orco ed Elefantessa del 1980.

Partecipa alla Biennale di San Paolo del Brasile, nel 1981. Nel 1982 espone alla XL Biennale di Venezia, a Documenta 7 di Kassel (con l’opera Alle forche Caudine del 1981) e alla XII Biennale di Parigi (con Le Bbasi del cielo, 1981-1982).

Ritorna alla Biennale di Venezia, nel 1986, con il bronzo Trionfo (Elefantessa)
realizzato nel 1982.

Negli stessi anni (1981-1985) realizza Tufi, che espone al Castello di Rivoli (Ouverture, 1984) e alla Tour Fromage di Aosta (1987).

Nel 1986 partecipa alla mostra Icons of Postmodernism (Holly Solomon Gallery, New York, 1986) con l’opera Arcipelago (1983-1985, acqua, pietra, legno, bronzo).

Nel 1987 vince il Superior Prize del 5th Henry Moore Grand Prize (Hakone Open-Air Museum, Giappone) con il bronzo Città Gigante (1986). Nel 1990 ha una sala personale alla XLII Biennale di Venezia con Sole Nero (1988-1989).

Negli anni succesivi è protagonista di diverse personali: nel 1992 alla Galleria  d’Arte Contemporanea di Rimini; nel 1994 a Villa delle Rose – Galleria Civica d’Arte Moderna di Bologna e alla Galleria d’Arte Moderna di Praga; nel 1995 all’Hotel de Galiffet a Parigi e alla Promotrice di Belle Arti di Torino; tra il 1996 e il 1997 al Museo Civico di Castelnuovo, al Maschio Angioino e al Museo Diego Aragona Pignatelli Cortes a Napoli.

Negli anni Novanta continua la sua ricerca con opere quali Tamburo del Sole (1995- 97), Gabbie (1997), Vestiti e Colonne di Maggio (1999), che proseguono l’indagine sul corpo e la pelle.

Nel 2001 viene selezionato come rappresentante dell’Italia per uno scambio tra il nostro Paese e il Giappone e realizza, per il parco del Museo d’Arte Contemporanea di Sapporo, le opere Mainolfi swims in the water of Hokkaydo e Colonne di Sapporo.

Dopo il 2002 prosegue la realizzazione di opere di grande dimensione destinate a collezioni permanenti: Ballerine (2002) al Parco della Padula a Carrara; Il sole del Buon vento (2004) a Benevento; Sole Scarabocchio (2005) a Brunico e Città e Sole (2006) a Rovereto.

Nel 2007 espone il Sole alluminio al museo di Ravensburg (Germania) e vince il Premio Michelangelo per la scultura a Massa-Carrara; nel 2009 è a Parigi, alla Galerie di Meo, con la mostra Spheres.

Nel 2010 illustra l’Odissea per Einaudi e presenta Arpie, sfere, dune ed altre alla XIV
Biennale Internazionale di Scultura di Carrara.

Nel 2011, in occasione dei festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia, espone a Palazzo Madama a Torino una grande installazione dal titolo Torino che guarda il mare e, nel 2012, realizza Per quelli che volano, presentato alla Fattoria di Celle (Pistoia) ed alla Fondazione Maeght di Saint-Paul-de-Vence, in Francia.

L’esposizione resterà aperta al pubblico fino al 16 novembre dal giovedì al sabato dalle ore 14,30 alle 19, la domenica e i festivi dalle 10 alle 19.

Sono previste aperture su prenotazione per scuole e gruppi.

Info al sito Internet http://www.marcovaldo.it

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