Il religioso, il divino, il cristiano – La preghiera in famiglia

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Mostra di sculture sacre presso il Museo dell’Abbazia di Borgo San Dalmazzo

Inaugura il prossimo venerdì 3 ottobre presso il Museo dell’Abbazia di Borgo San Dalmazzo una mostra di sculture sacre, composta da una serie di opere, tra le quali risalta una terracotta di Umberto Mastroianni, che tracciano un’evoluzione del genere sacro nell’arte e da un corpus più nutrito di lavori di Mario Tallone.

Le sue opere nascono da un blocco di ferro e sono frutto di un’assoluta perizia tecnica, di un lavoro e di uno studio costante e infinito; ma, soprattutto, sono la manifestazione della sua particolare ed unica mimesi sensuale e di una ideazione visionaria dell’intelletto, seguendo una sconfinata fede nell’umano e nell’umanità. Uomo di semplici costumi, fedele alla tradizione artigiana, amante di classiche letture, Mario Tallone nelle sue sculture cerca l’architettura e i volumi. “Parto sempre da una forma geometrica”, per usare le parole del maestro “perché da quelle forme nascono figure che reggono meglio lo spazio”.

Su questi schemi si basa la composizione delle sue opere, per lo più figure, la loro segreta struttura architettonica, che le rende simili ai classici. L’abbandono ai sensi, all’estasi estatica ed estetica nasce da un’idea del bello che si avvicina e volutamente compiace l’antico.

Ed è proprio la parola «bello» quella indispensabile per capire l’arte di Mario Tallone: bisogna ritornare a Winckelmann, non a caso un illustre classicista, quando affermava che “Il bello è dato dalla varietà nella semplicità […]. La linea che descrive il bello è ellittica, e in essa è contenuta la semplicità assieme ad un continuo mutamento. La linea ellittica non può essere disegnata col compasso e cambia in ogni punto la sua direzione […]”.

Le dieci opere proposte del Maestro non vogliono rappresentare una mostra d’arte sacra ma bensì il sacro nell’arte. Il “Bello della bellezza del vero”. Perché, come affermava papa Paolo VI, “esiste ancora in questo nostro arido mondo secolarizzato, una capacità prodigiosa – ecco la meraviglia che andiamo cercando! – di esprimere, oltre l’uomo autentico, il religioso, il divino, il cristiano”.

Breve storia dell’iconografia religiosa

Sin dai primi affreschi nelle catacombe, accanto alla pittura simbolica (simboli provenienti dal mondo animale e dalle piante) ci sono i primi segni dell’iconografia sacra con le immagini della Vergine, dell’Adorazione dei Magi e di Cristo. In epoca Romanica, oltre ai lavori musivi, prosegue l’impiego di figure sacre e si affermano pittori frescanti come Cimabue fondatore della scuola fiorentina dai caratteri terreni e Duccio di Buoninsegna, fondatore della scuola senese dai caratteri più mistici e lirici.

Col Gotico gli esempi più significativi sono da identificarsi in Giotto da Bondone, nelle cui opere prevale un realismo vigoroso e, a volte, drammatico e Simone Martini. Nel 400 troviamo delle composizioni classiche sotto forma di eleganza decorativa e linearità, mentre nel 500 prevale la monumentalità e la grandiosità con cui i pittori descrivono, soprattutto, la raffinatezza della vita di corte.

Nel 600 il pittore più importante è Caravaggio che si prefigge di rinnovare la pittura precipitata nel manierismo del secolo precedente. Egli impiega dei colori violenti e vivaci per suscitare emozioni dovute ai netti contrasti luminosi che accentuano la tenebrosità delle scene dipinte -per esempio la piccola “Natività” su tavola-. Nello stesso secolo si formano molte scuole a carattere regionale per effetto degli influssi che ogni stato subiva per la presenza di Maestri italiani e stranieri. Nella prima metà del 700, epoca a cui va ascritto ad esempio il quadro della “Madonna con San Giovannino” al Barocco subentra il Rococò che contrappone alla maschilità tumultuosa una femminilità leziosa e galante. Secolo in cui prevale la figura del Tiepolo che racchiude nella sua pittura disegno e teatralità le morbide sfumature con cui disegna le figure, ma anche l’uso di un forte chiaro scuro per raggiungere effetti particolari.

Nell’800 la pittura diviene sempre più essenziale, si semplificano le composizioni e si riducono gli orpelli. Ritorna l’uso dell’affresco – come i due bozzetti su superficie tonda desti- nati a volte di chiese o abitazioni borghesi- e si integrano le composizioni sacre con cornici floreali. Non mancano le prime esperienze di “Exvoto” in cui si ringrazia generalmente la Madonna per Grazia ricevuta, come quelle popolari e devozionali esposte in questa occasione. Nel 900 la pittura sacra si adegua alle mode del momento, alle avanguardie storiche di inizio secolo e alle varie evoluzioni del secondo dopoguerra. Uno dei dibattiti fondamentali dell’arte del Novecento si è incentrato sul rapporto figurazione/astrazione. Arte come specchio del mondo fenomenico o come gioco di forme e di colori, privo di rimandi al reale? Se da un lato si accentua il movimento che va dall’immagine a un referente esterno, dall’altro si privilegia invece il dinamismo opposto, che dissolverebbe ogni esteriorità in un fenomeno puramente estetico. Chiedersi se un’opera è astratta o figurativa, è tuttavia un falso dilemma che dimentica il senso più profondo dell’immagine. Ogni forma infatti rende sempre presente qualcosa. Anche quando il soggetto non è figurativo – o almeno non segue i canoni del figurativo classico – una creazione sorge all’essere. Una realtà è rappresentata. È presenza. Ne è esempio in mostra il capolavoro di Mastroianni dal titolo “Madonna di Loreto”.

Giungendo invece al contemporaneo colpisce Mario Tallone per l’intensità della penetrazione dell’enigma esistenziale di matrice antropologica e teologica.

Il museo dell’Abbazia

Sin dal piazzale antistante l’ingresso si colgono gli indizi della complessa stratificazione di strutture murarie di epoche diverse: le absidi della chiesa romanica (XI secolo) si sovrappongono infatti ai resti dell’edificio di culto di età longobarda (VIII secolo), lasciati a vista sotto una copertura di vetro.

Indagini archeologiche condotte in concomitanza con il consolidamento della cripta romanica, oggi recuperata al culto dopo secoli di abbandono, hanno consentito di creare un suggestivo percorso al quale il visitatore accede dopo aver approfondito le più significative problematiche dell’insediamento, illustrate, insieme ai reparti di scavo, nelle tre sale del museo posto al piano terreno della quattrocentesca Villa abbaziale.

Nel museo grazie ad una ricca documentazione illustrata si osservano le evoluzioni architettoniche che dalla città romana, la necropoli e la chiesa paleocristiana tramite l’età longobarda hanno portato alla fondazione dell’abbazia con la prima chiesa romanica dalla quale nasce la grande chiesa abbaziale del XII secolo. Un plastico ne completa la ricostruzione ideale.

Date e orari

Il religioso, il divino, il cristiano. La preghiera in famiglia

Museo dell’Abbazia, via Ospedale 2, Borgo San Dalmazzo.

Da sabato 4 a domenica 19 ottobre 2014; aperta venerdì, sabato e domenica in orario 15-19. Inaugurazione venerdì 3 ottobre ore 16.

Ingresso libero.

Info: tel. 0171.262573 – 266133.

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