Mario Tible: Fragments d’Afrique



MARIO TIBLE

FRAGMENTS D’AFRIQUE

Catalogo a cura di Matteo Bellenghi


10 luglio – 10 settembre 2015


Galerie Adriano Ribolzi

3, Avenue de l’Hermitage – Monaco




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LE MERAVIGLIE DELLO SGUARDO

 

“Il nostro sguardo è tratto dal vuoto vertiginoso che si forma

nell’oggetto che affascina: un infinito si scava,

che consuma l’oggetto reale attraverso cui si è reso sensibile…”

Jean Starobinski

 

Tanti volti, riti, solitudini, schegge di un territorio maestoso quanto drammatico: l’Africa ci guarda dai lavori di Mario Tible.
È un esercizio severo reggere, ad occhi ben aperti, lo sguardo che pare ci stia cercando e, ancor più, interrogando.
La forza e l’ardore con cui l’artista si è accostato a quel mondo si sono accompagnati a una profonda coscienza di sostanziale impenetrabilità, segnata però da vere e proprie folgorazioni, da squarci apertisi su un infinito misterioso, dove il nostro tempo e il nostro spazio si rivelano improvvisamente assurdi.
“Fragments d’Afrique” è titolo quanto mai appropriato per questo evento, purché nel frammento non si legga una semplice suggestione oggettuale ma un indizio, spesso inquietante, della ricchezza inesauribile e inafferrabile di un continente che risuona di futuro.
Tutto ciò che Tible ha raccolto e racchiuso in immagini che dall’iniziale carattere fotografico sono poi divenute “altro” – in virtù di legni, ciottoli, conchiglie, interventi pittorici, montaggi audaci di figure – ci accosta a quell’avventura che si prolunga al di là del semplice vedere e ci porta al desiderio, a quella “libido sentiendi” che coinvolge ogni senso in una compiuta sinestesia. Sono composizioni dense di materia simbolica ed evocativa: si pensi al giovane guerriero di Dancalia, enigmatico e fiero come un koùros arcaico: intorno a lui sguardi e vita non cessano di muoversi, quasi infuocati dal suo splendore. Così scene di danza, di vita quotidiana, di lavoro, di dune, di acque ci guidano fino al mare che fa da sfondo a “La charette” dove i confini si perdono al suono e al gioco delle onde.
Un discorso a parte merita la scrittura che accompagna ogni immagine. A prima vista la sua presenza può apparire ridondante nel contesto visivo ma, subito dopo, ci si accorge che la minuzia perfetta di questa grafia corsiva, spesso così impalpabile da ondeggiare come velo sottile attraverso i corpi e le forme, si traduce in puro elemento pittorico, in una ritrovata pagina miniata. Né si tratta di giustapposizione linguistica, meno che mai, di didascalia; piuttosto una dedica dell’autore, un omaggio emozionale e commosso a quella magica terra.
Mario Tible è uomo che sa cogliere, in perfetta simbiosi con la natura, il mistero insondabile di ogni storia. La terra è madre del tutto e l”artista è colui che non mette mai fine al piacere di meravigliarsi di fronte ai suoi fantastici scenari. Lo strano paradiso che emerge dalla sequenza di tali visioni d’Africa diviene anche metafora di un ideale ritorno ad autenticità e armonie disperse nel caos del nostro tempo.

Ida Isoardi


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